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Maestra, da grande voglio fare la traduttrice!

C’è chi arriva alla traduzione all’Università, chi dopo 20 anni di lavoro in un’azienda di cosmetici o di meccanica. E c’è chi semplicemente lo ha sempre immaginato.

Alle elementari la maestra ci chiese di scrivere un tema e di raccontare che lavoro avremmo voluto fare da grandi. Io scrissi che volevo fare la traduttrice, o l’arredatrice. Giuro. Basta chiedere a mia mamma che se lo ricorda molto bene. Insomma, non si può dire che non avessi le idee chiare su questo punto. La fortuna o il caso, o forse la convinzione, mi hanno poi portato a un incontro decisivo che mi ha traghettato, direttamente dopo gli studi, a fare veramente il lavoro immaginato nel mio tema delle scuole elementari.

In oltre venticinque anni di professione ho incontrato molti colleghi e aspiranti traduttori, soprattutto nell’ambito dei corsi per traduttori che ho tenuto in qualità di formatore. Molti mi hanno scritto o avvicinato ponendomi la fatidica domanda: come si diventa traduttori di successo? Come si trova il primo cliente? Come ci si specializza? Insomma, tante domande con un unico denominatore. Mancano strumenti efficaci, corsi pratici, programmi di stage o di mentoring, in una parola mancano (almeno in Italia) opportunità veramente utili che insegnino – sul campo – a fare bene questo lavoro, oltre che a gestire la propria attività come un business. Non come un “lavoretto”.

Mi guardo intorno e vedo, soprattutto online, tanti guru improvvisati, tanti corsettini di gestione del tempo, corsi di marketing e personal branding, per diventare i traduttori più veloci e più produttivi al mondo. Poi però mi scontro con un mercato profondamente diviso. Un mercato di traduttori che possono definirsi professionisti di successo, consulenti oltre che traduttori, che hanno un buon rapporto con i loro clienti e un reddito più che soddisfacente. Dall’altra parte, tanta superficialità, tanta improvvisazione, e anche tante facce sperdute alla ricerca di soluzioni facili, di ricette veloci e formule magiche.

Pur amando moltissimo tradurre, sono arrivata al punto di non sopportare più il contorno, la diffusa percezione di mancanza di professionalità che emerge da certi forum, ma anche dalla revisione di molti lavori,  l’incomprensione del valore della traduzione da parte del cliente che si trova di fronte a offerte alquanto variegate e talvolta pittoresche. E poi c’è la falsa percezione dell’urgenza, la gara al ribasso, gli sfoghi di chi sembra che non riesca a sbarcare il lunario, tuttavia insiste a farsi pagare tariffe irrisorie, meno della paghetta settimanale di un adolescente.

Sono stanca di leggere le critiche dei “non esperti” e le polemiche nei confronti di chi, invece, cerca di aiutare, di mettere in discussione, di sfidare l’idea comunemente diffusa che il mercato è così e non si può cambiare.

E lo scrivo soprattutto per me stessa, voglio riflettere su ciò che ho imparato. Sperando che mi aiuti a trovare la strada che intraprenderò in futuro. Sì, perché dopo più di 20 anni, io NON sono stanca di imparare, di conoscere, di cambiare, di evolvermi. A chi mi dice che dovrei ritenermi soddisfatta, rispondo che io voglio sempre migliorarmi ed esplorare nuove strade.

Non so se questi miei contributi arriveranno mai sullo schermo di un lettore interessato. Io mi auguro che arrivino a destinazione, nelle mani di chi vuole veramente diventare un traduttore preparato, apprezzato e soprattutto soddisfatto.

A te dico… alla prossima puntata…